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Manifesti danneggiati e tolleranza: ciò che il diritto svizzero dice — e non dice

L'affermazione secondo cui i sostenitori della tolleranza sarebbero in realtà i più intolleranti ritorna regolarmente nel dibattito politico svizzero. Essa si basa spesso su un'osservazione sul terreno: i manifesti elettorali della destra, e in particolare quelli dell'UDC, sarebbero più frequentemente strappati, coperti o danneggiati di quelli dei Verts o del Parti socialiste. Uno studio legale non deve prendere posizione sulla fondatezza politica di tale tesi, né arbitrare tra sensibilità partitiche. Può invece precisare ciò che il diritto svizzero prevede quando il materiale elettorale viene deteriorato, che cosa ricopre giuridicamente la nozione di tolleranza e a quali condizioni l'imputazione di tali atti a un determinato schieramento politico può essere sostenuta.

Una constatazione sul terreno priva di statistica ufficiale

In Svizzera non esiste alcuna statistica federale che censisca i manifesti deteriorati secondo il partito del candidato. I comuni e i partiti constatano i danni, talvolta presentano denuncia, ma non tengono registri comparabili da un cantone all'altro. Il fenomeno è reale e noto a tutti coloro che organizzano campagne; la sua ripartizione tra formazioni politiche si basa tuttavia su osservazioni puntuali, non su dati sistematici. Questa riserva non è retorica: in diritto, la qualificazione di un atto non dipende dall'etichetta politica supposta del suo autore, bensì dai fatti accertati.

Il danneggiamento dei manifesti è un reato

Strappare un manifesto, coprirlo di vernice o lacerarlo costituisce in principio un danno alla proprietà ai sensi dell'art. 144 du Code pénal. Il manifesto appartiene al partito, al candidato o allo stampatore; distruggerlo o deteriorarlo senza diritto lede un bene altrui. L'art. 145 du Code pénal riguarda invece l'uso senza diritto di un bene, il che può concernere lo spostamento di un pannello. Quando dei militanti sono impediti con la costrizione dal condurre la loro campagna, può entrare in considerazione anche l'art. 181 du Code pénal.

Ne derivano due conseguenze pratiche. Innanzitutto, il reato di danni alla proprietà è perseguito su querela: la querela penale deve essere presentata entro tre mesi dalla conoscenza dell'atto e dell'autore (art. 31 CP). In secondo luogo, il valore patrimoniale di un manifesto è spesso modesto, ma la ripetizione degli atti, la loro organizzazione e la loro dimensione pubblica contano nella valutazione. La prova rimane tuttavia il punto debole: senza testimonianza, senza immagine o senza traccia utilizzabile, l'autore resta sconosciuto, qualunque sia la convinzione che si possa avere della sua appartenenza politica.

La tolleranza non è una norma giuridica

Il diritto svizzero non conosce un «diritto alla tolleranza» e non attribuisce certificati di apertura ad alcuno schieramento. Ciò che protegge è più preciso: la libertà di opinione (art. 16 Cst.), la libera formazione dell'opinione e l'espressione fedele e sicura della volontà dei cittadini in materia di diritti politici (art. 34 al. 2 Cst.), nonché la protezione della personalità (art. 28 CC). Il pluralismo è garantito come processo, non come virtù che alcuni possiederebbero e altri no. Il paradosso della tolleranza, spesso invocato in questo dibattito, appartiene alla filosofia politica; non ha una traduzione diretta nel diritto positivo.

Ciò significa che il diritto tratta in modo identico il manifesto di un candidato UDC strappato e quello di un candidato socialista coperto. I limiti alla libertà di espressione — in particolare l'art. 261bis du Code pénal — si applicano allo stesso modo a tutti. Far arbitrare dal giudice o dall'autorità quale formazione sarebbe «realmente» tollerante urterebbe peraltro il principio di uguaglianza (art. 8 Cst.).

Attribuire gli atti a uno schieramento: i limiti da rispettare

Affermare pubblicamente che i danneggiamenti sono opera della sinistra rientra, in sé, nel dibattito politico, ampiamente protetto dalla libertà di espressione. La situazione cambia quando l'accusa riguarda persone identificabili: la presunzione d'innocenza (art. 32 al. 1 Cst.) e la protezione della personalità o dell'onore (art. 28 CC, art. 173 CP) impongono allora di disporre di elementi concreti. La giurisprudenza del Tribunal fédéral è costante su questo punto: la critica politica gode di ampia libertà, l'imputazione di un comportamento penale a persone nominate molto meno.

Ciò che si può fare concretamente

La prima risposta è preventiva e documentale: fotografare le ubicazioni prima e dopo una notte, segnalare i danneggiamenti al comune, sollecitare un accertamento. La seconda è penale: querela entro il termine di tre mesi, con descrizione cifrata del danno. La terza è civile: un'azione fondata sull'atto illecito (art. 41 CO) permette di chiedere il risarcimento del pregiudizio. Infine, i regolamenti cantonali e comunali sull'affissione politica, letti alla luce dell'art. 34 al. 2 Cst., obbligano le autorità a garantire un accesso equo alle ubicazioni e a reagire agli ostacoli ripetuti. È attraverso queste vie, piuttosto che mediante l'invettiva reciproca, che la campagna resta un luogo di confronto di idee.

Fonti